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L’intervento della Prof.ssa Luisa Brunori in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Yunus

Di seguito l’intervento della Professoressa Luisa Brunori pronunciato in data 8 luglio 2015 in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Muhammad Yunus concessa dal Consiglio comunale di Bologna riunito in seduta straordinaria.

“Grazie, siamo tutti piuttosto emozionati per questo evento. Stavo pensando con una certa concentrazione a cosa avrei voluto dire in questa sede per presentare Muhammad Yunus ai cittadini di Bologna, ai miei concittadini. L’ altra mattina lo spunto me lo ha dato Angelo, suonatore rumeno di fisarmonica che ha il suo “ufficio” sotto i portici di Via San Vitale, accanto al palazzo Marconi, dove regolarmente viene ogni mattina per raccogliere l’ elemosina. Ogni volta ci salutiamo al suono nostalgico di “besame mucho” e musiche simili, più o meno sincopate e “tangheggianti”. Oggi alle 12 prenderà un pullman per tornare a casa. Mi aveva avvisata della sua partenza, così che gli ho portato alcuni regalini per il suo bimbo di un anno che lo aspetta. Si tratta di persona gentile, dolcissima e rispettosa. La sua dolcezza, la sua rassegnazione a un destino duro, faticoso e incerto mi commuove profondamente, così come mi commuovono tutti coloro che hanno soltanto un sacco a pelo come camera da letto per dormire, quando va bene. La disparità tra costoro e i così detti “cittadini normali” è troppo eclatante e mi provoca grande dolore e un intollerabile senso di ingiustizia e non riesco a trattenere il pensiero “e se fossi io al suo posto?” e ovviamente mi prende un profondo senso di angoscia.

Yunus ha voluto cambiare tale destino e si è fatto coinvolgere in tutta la sua vita fino a togliere dalla povertà più di 8 milioni di donne nel suo paese e ha attivato un movimento di pensiero e di azione che coinvolge più di 300 milioni di persone nel mondo impegnate a vario titolo. In America dal 2008 a oggi ha sostenuto più di 47.000 beneficiarie per un totale di prestito erogato sulla fiducia di 259 milioni di dollari e con un tasso di restituzione del 99,9%, basato sulla fiducia. Dare credito ai non bancabili è un ossimoro, è una rivoluzione. Ora lo stesso impegno lo applica al Social Business, altra idea/azione fantastica con lo stesso obbiettivo: sradicare la povertà attraverso l’empowerment delle persone, con la convinzione che ogni essere umano dispone di risorse e di potenzialità. Si tratta di aiutarli a creare le condizioni perché possano esprimerle.

La Oikòs Nomos, l’economia è ciò che fa la differenza. Si tratta di comprendere quale sia la regola della casa capace di sviluppare le risorse in forma diffusa, virtuosa e democratica, anziché una Oikòs Nomos basata sulla rivalità e la voracità del forte che prende tutto -come a Monopoli- la regola dello scarto e dell’esclusione. Viviamo in un modello relazionale economico di tipo, direbbe John Nash, “lose win – win lose” che ci porta alla inevitabile considerazione che l’altro sia il nostro nemico anziché colui con cui potere costruire ciò che appartiene a tutti noi, la comunità. Si tratta di una forma paranoica delle relazioni sociali, della esistenza – che tanto è consistente quanto inconsapevole – considerata ovvia come si trattasse, anche in questo caso, di un inevitabile destino. “L’homo è “oeconomicus” che ci possiamo fare? L’uomo è egoista per natura!”. Ma questo non è vero! E’ riduttivo sia nei contenuti della ricerca, sia nell’opzione di un’ ideologia filosofica del tipo “homo homini lupus” ormai non più accettabile.

La ricerca psicologica ci parla di bisogni relazionali di base senza cui l’essere umano non può sopravvivere (cito Spitz e Bowlby), le ricerche neurofisiologiche ci parlano di neuroni specchio specializzati nella relazionalità e nel rispecchiamento con l’altro come espressione e funzione della specie. Si tratta di strumenti che sono alla base dell’apprendimento precoce e attraverso cui, tra identificazione e relazionalità, ci costruiamo, costruiamo la conoscenza e i contenuti emotivi e cognitivi legati a tali processi; costruiamo e manteniamo la specie! L’ uomo non è riducibile ad una sola funzione quella dell’ egoista in un mondo pericoloso e vorace. Viceversa può offrire un insieme di tante soluzioni possibili dati gli elementi biologici e ambientali. Comunque sia, è ormai luogo comune la considerazione secondo cui migliore è l’ambiente, migliori sono i risultati inclusa la dotazione biologica di base!

Tutto questo e molto altro, ci è stato mostrato da Muhammad Yunus. La fantastica esperienza della Grameen Bank non è teoria né ideologia, ma pratica sperimentale. Una pratica che ci ha mostrato, se mai fosse stato necessario, come sia possibile costruire un intreccio virtuoso tra tangibile e intangibile. Riporto una frase che ho pronunciato in occasione della laurea ad honorem a Muhammad Yunus “A partire dalla componente intangibile, la fiducia, si sviluppano beni tangibili, i prodotti realizzati, che, a loro volta, creano autostima, bene intangibile che, di nuovo, sviluppa capacità di assunzione di rischio che ulteriormente sviluppa risorse tangibili e così via … in un crescendo virtuoso che si realizza all’ interno di un sistema a beni relazionali tra individuo e comunità”. Ora con il Social Business ci sta mostrando un’ altra via possibile per non essere impietriti e travolti dalla voracità e dalla povertà, per trasformare una regola della casa basata sulla esclusione in una forma di convivenza win-win, dove ci si preoccupa di trovare posto per tutti.

Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a una economia della esclusione e della iniquità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa. Questo è esclusione. (Evangelii Gaudium, Francesco. Ed. Ancora, 2013, il Papa). Una inclusione a pieno titolo per il solo fatto di essere un essere umano portatore di bisogni e di risorse. La questione quindi che si pone è come e in che modo sviluppare le risorse possibili utili agli individui e alla comunità, attivando un circuito relazionale virtuoso di scambio reciproco tra i cittadini di una società di Individui.

Un’altra parola chiave è “vergogna” che accompagna il senso di fallimento legato a volte ad una povertà timida e nascosta che solo si mostra nell’ estremo gesto conclusivo di una vita spezzata per debiti, per impotenza, forse anche per errori o per incapacità. Ormai da 12 anni, ispirati dal pensiero e dalla pratica di Muhammad Yunus e nel tentativo di applicare qui i suoi principi e le sue pratiche, abbiamo svolto una ricerca azione, applicando il microcredito ad alcuni malati mentali a Carpi con il sostegno della città e del SSN. Porto un esempio per tutti, l’esempio di Giovanni che, con diagnosi di schizofrenia paranoide ha ricevuto un prestito per acquistare un motorino per consegnare le pizze. E’ poco, è vero, ma questo non è poco per lui, perché è stato sufficiente a farlo sentire capace di qualcosa. Ha ricevuto un po’ di denaro/valore, per questa sua azione. Il risultato, dopo un anno, è stato che ha avuto meno bisogno di psicofarmaci, meno bisogno di ricoveri e, se l’ anno prima era costato al Sistema sanitario nazionale 900 euro, l’anno dopo esattamente la metà 450. Avevamo vinto tutti: lui e la sua Comunità.

Con Yunus, nel 2010, con Unicredit Foundation, l’Università di Bologna e Grameen Trust, abbiamo creato la Fondazione Grameen Italia con l’intenzione di sviluppare studi di fattibilità e ricerche nel campo del microcredito, incoraggiati anche dall’esperienza di Carpi. Abbiamo svolto una ricerca sul potenziale di microcredito in Italia a partire dalla Regione Emilia Rommagna. I risultati sono molto interessanti e ci indicano diverse strade possibili. Una principale è quella di pensare di realizzare studi per un sistema di welfare capace di sviluppare al massimo le risorse dei cittadini con risultato virtuoso per gli individui e per la Comunità. I risultati della ricerca sono molto interessanti, sia dal punto di vista dello sviluppo delle persone – abbiamo immaginato di applicare il microcredito a situazioni di persone svantaggiate e comunque in carico al welfare sia, di conseguenza, per quanto riguarda le spese per il welfare.

I giovani sono un altro oggetto/ soggetto del nostro grande interesse – la cosidetta NEET generation (Not (engaged) in Education, Employment or Training) – anche di loro ci siamo occupati nel nostro lavoro di ricerca. D’accordo con l’idea di Yunus che sintetizza il suo pensiero con lo slogan “we are not job seekers, we are job givers” che in italiano significa “non cerchiamo lavoro ma offriamo lavoro”, abbiamo svolto, con buon successo e con l’aiuto dell’ Ufficio Scolastico Regionale che ci ha sostenuti, a cui va il nostro ringraziamento, corsi di formazione su microcredito e social business nelle scuole secondarie della Regione Emilia Romagna che hanno coinvolto alcune centinaia di studenti. L’esperienza si è conclusa con un incontro in Regione dove abbiamo ottenuto una risposta entusiasmante, avevamo pensato di dare tre premi e alla fine abbiamo deciso di darne quattro. Proseguiremo per l’anno a venire proprio in considerazione delle richieste che ci sono pervenute. Empowerment, creatività, progettazione di sé sono le parole chiave.

Grazie ancora Yunus per quello che ci dai e che ci hai dato e che , come dice la Presidente Boldrini ci darai ancora. Grazie alla mia città amatissima, a Virginio Merola, a Simona Lembi, ai Consiglieri tutti che hanno accolto benevolmente la mia proposta! Credo che ci sia stato un voto all’unanimità in quell’occasione e quindi davvero grazie a tutti. E grazie al mio paese rappresentato qui dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini. Grazie anche a Romano Prodi, mio mentore per alcune vicende della mia vita politica.

Torno all’inizio, da Angelo. Ci siamo salutati in attesa di rivederci dopo l’estate; ci siamo abbracciati tra le lacrime, pensando ad alcuni aspetti della durezza della vita, ma consolati dal fatto che era stato possibile scambiare qualcosa di profondamente umano tra noi. E mi sono ricordata di una raccomandazione di Papa Francesco, quando dice di fare molta attenzione alla globalizzazione dell’indifferenza, perché rischiamo di perdere l’anima! Grazie”.

 
High Fives

Unemployment Created By The Concept Of Employment, Says Nobel Laureate Yunus

by Tamanna Inamdar

Entrepreneurship is the only way to tackle the lack of jobs, according to Nobel Laureate and Founder of Grameen Bank Muhammad Yunus.
“Job is not the destiny of human beings,” Yunus told BloombergQuint in an interview. The modern education system pushes the youth to work for somebody and eliminates the idea of entrepreneurship, he explained.
Instead, young people need to be made aware that they have a choice between looking for jobs and starting their own business, the Nobel laureate said.

"Human beings are not designed to work for someone else. They are independent being, go-getters, problem solvers and it is the whole history of human beings in this planet. When we were in caves, we were not looking for jobs. We didn’t send applications from cave no. 5 to cave no.7 saying do you have a job. We didn’t do that and that is why we have survived. It is in our DNA."

Muhammad Yunus, Nobel Peace Prize Winner and Founder, Grameen Bank

‘Separate Bank For The Poor’

On the course that India has followed towards financial inclusion, the Grameen Bank founder cautioned that conventional banks may not be the right medium to provide access to the poor. “Banks are created to serve the rich and not the poor,” he said.

His solution? Special banks to cater to the poor. “Unless you create a bank for the poor you cannot reach those people,” Yunus said.

Yunus spoke to Bloomberg Quint on a wide range of issues including social business and his vision for a world with zero poverty, zero carbon emissions and zero unemployment.